Quando la tempesta appare più grande della tua fede
Immagina la scena: il Mar di Galilea è in un diluvio di tempesta; le grandi onde, una barca di discepoli sballottata come un sughero in mezzo al mare. Sono soli, senza Gesù, che li aveva mandati avanti verso la montagna, così lui potesse andare a pregare. Il vento soffia loro in faccia, combattono con forza e ogni onda aggiunge un’altra dose di paura.
Esattamente in quel momento, non prima, non dopo, ma proprio nel mezzo della tempesta, che Gesù viene camminando sulle acque. Eppure i discepoli, vedendolo camminare sul mare; invece di tirare un sospiro di sollievo, gridano dalla paura: è un fantasma.
Poi segue la frase che capovolge tutto:
«Coraggio! SONO IO: NON TEMETE!» (Matteo 14:27)
Non una garanzia che la tempesta passerà
E c’è un dettaglio spesso trascurato: Gesù non dice, «Non temere, il vento si calmerà adesso!». Non promette che la tempesta non arriverà mai. Ci promette la sua presenza in mezzo ad essa.
Questo cambia tutto riguardo a ciò che significa fede cristiana. Non una promessa di niente onde, niente venti ostili, niente notti nere.
La consapevolezza che, proprio nel momento peggiore dell’attraversamento, con ogni singolo indizio che suggerisce che hai perso tutto e i cieli non rispondono, qualcuno si sta muovendo verso di noi attraverso le stesse acque che temiamo.
Le difficoltà non scompaiono per magia. Ma smettono di essere l’ultima parola.
«Sono io»: il nome che ti rende libero
Il greco è tale che ciò che Gesù disse, letteralmente in greco, "ego eimi" (Io sono), fu più di una semplice spiegazione umile ma simile al modo in cui Dio si rivelò a Mosè nel roveto ardente: IO SONO COLUI CHE SONO (Esodo 3:14).»
Gesù non sta semplicemente dicendo ai suoi spaventati amici di calmarsi. Sta dicendo: il Dio dell’Esodo, Colui che ha aperto una via attraverso il mare per salvare il suo popolo, è qui, ora, su questa barca che sembra stia per affondare. È quella mano, la stessa che ha separato le acque del Mar Rosso, che si è tesa verso Pietro mentre affondava?
È già salvezza — riconoscere quella voce nella tempesta.
E se uscissimo dalla barca?
Questo è il secondo movimento di questa storia, forse anche più audace del primo, quando Pietro chiede di poter camminare anche lui sulle acque. E per un momento lo fa, finché vede il vento, si spaventa e comincia ad affondare.
Questa non è una storia del fallimento di Pietro. La fede era in bilico. Solo una persona esce dalla barca: Pietro. Gli altri undici sono al sicuro, aggrappati al legno.
Ogni volta che ci protendiamo nella fede, una forma di perdono che sembra impossibile, cambiare le nostre vite, fare mosse che richiedono di confidare nella Parola più che nelle nostre sicurezze, stiamo uscendo dalla barca. E l’affondare può essere proprio una di quelle cose. Eppure, anche nel momento in cui comincia ad affondare, la mano di Gesù è già stesa: «Allora Gesù subito tese la mano e lo afferrò». (Matteo 14:31)
Quindi in realtà non devi avere una fede perfetta per essere salvato. Ti serve una fede che urla, «Signore, salvami!»
Coraggio, oggi
Forse la tua tempesta si chiama malattia e non c’è medicina, un rapporto che ha perso il suo fuoco, un lavoro che non è arrivato in tempo, una fede con più buchi che forza per trattenere le lacrime; o una solitudine assordante che sembra ancora più pesante. Il vento si è alzato per colpirti, ma ti manca la potenza.
Il Vangelo non ti chiede di fingere che vada tutto bene. Ti invita ad alzare lo sguardo e a comprendere che, lì seduto in mezzo a quelle onde, qualcuno sta camminando verso di te.
Non avere paura....
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